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sabato 15 novembre 2014

Le affezioni più comuni dei ballerini



Bolle e vesciche
Sono scollamenti bollosi della pelle, di origine meccanica, dovute a sfregamento. È meglio evitare, prima delle lezioni e degli spettacoli, pediluvi con acqua calda che rendono più fragile la pelle; è invece utile strofinare le zone a rischio con alcool denaturato per "indurire" la cute. Come terapia è necessario detergere le vesciche, disinfettarle, forarle da due o più parti e svuotarle; sarebbe meglio non togliere la cupola di epidermide per evitare infezioni: utilissimo applicare cerotti medicati imbottiti 

Calli e duroni
Sono dovuti a microtraumi come conseguenza di sovraccarichi pressori o sfregamenti abnormi. In un primo stadio la cute, sottoposta a frizione o a carico, viene compressa e le cellule degli strati superficiali si accumulano; in un secondo stadio l'irritazione provoca una reazione linfovascolare oppure borsiti con infiammazione locale; nel terzo ed ultimo stadio si può avere irritazione nervosa, infezioni, reazioni dell'osso sottostante. Sia in presenza di calli che di duroni il soggetto cerca di evitare l'appoggio della parte interessata; l'evoluzione verso la cronicizzazione è in genere la regola. L'approccio terapeutico dipende dalla gravità: in fase iniziale bisogna proteggere la parte per evitare il continuo sfregamento; quindi si deve capire il perchè del sovraccarico e modificarne le condizioni; infine si può escindere il callo con dei cheratinolitici. In ogni caso si deve curare e correggere la causa che ha portato alla formazione della callosità. 

Onicopatie
Assai frequenti, si distinguono in traumatiche e infettive. Le ballerina che usano la scarpa da punta arrivano anche a perdere l’unghia per suo distacco. Frequenti sono gli ematomi subungueali e le distrofie ungueali, provocate da traumi diretti a livelli dell’ultima falange, connessi quindi al trauma da puntale della scarpa da punta. Le forme infettive sono a provocate da dermatofiti, muffe e lieviti, capaci di insediarsi prevalentemente a livello ungueale. 

Talalgia
È caratterizzata da un dolore che si manifesta sotto il tallone nel momento in cui si poggia il piede per terra; persiste, attenuato, durante il riposo. La causa è da ricercarsi in una contusione cronica del calcagno, schiacciato tra suolo e peso del corpo e si manifesta con più frequenza a causa di tanti piccoli traumi ripetuti, dovuti ai salti e ai pavimenti troppo duri: un pavimento di cemento non riesce ad ammortizzare l'impatto del piede sul suolo. Le cure fisioterapiche hanno dato ottimi risultati sino alla completa guarigione. 

Unghie
Le unghie del piede sono anch'esse sottoposte ad una forte pressione e da ciò derivano diversi problemi: i più frequenti sono le unghie incarnite i lividi sotto alle unghie che portano alla perdita dell'unghia. Il primo è dovuto alla forte pressione esercitata sulle unghie tagliate troppo corte: l'unghia si incurva penetrando nei lati del dito, soprattutto per quanto riguarda l'alluce. Il secondo problema è invece legato ad una pratica troppo intensa dell'uso delle punte. Entrambi i problemi non sono da sottovalutare in quanto, ad esempio il primo problema, possono richiedere un'operazione chirurgica se il podologo lo richiede. 

Verruche
La verruca è dovuta ad un virus, è contagiosa e nel piede si insedia nella cute, dove scava una loggia, circondandosi di materiale corneo e approffondendosi verso le terminazioni nervose. A differenza delle callosità plantari è più molle, sanguina facilmente ed è più dolorosa; è contagiosa per contatto diretto, soprattutto in piscina, doccie pubbliche e simili, dove l'umidità dilata i pori facilitandone l'ingresso. Le terapie vanno dalla crioterapia alla elettrocoagulazione, dalla cauterizzazione chimica alla terapia chirurgica, sempre sotto controllo medico.

lunedì 20 ottobre 2014

Scegliere la scarpetta da punta


A grandi linee, si contano oltre 25 marche di scarpette da punta, apparentemente simili tra loro come forma, ma differenti nella sostanza. Cambia infatti la durezza della soletta, il suo taglio, l’altezza della mascherina, la forma del puntale. Queste sono le caratteristiche più importanti delle scarpette. Spesso inoltre si sente dire che un determinato modello sono consigliate per chi ha “un piede in via di sviluppo e per chi ha una buona caviglia”, ma che dipende anche “dalla forza del piede”. Secondo noi una affermazione del genere è fuorviante. La scarpetta non sosterrà una caviglia che non è capace di essere sostenuta in appoggio completo e in mezza punta. La scarpetta, per come è stata congeniata dal suo introduttore storico, è un “mezzo” e non uno “strumento di tecnica”.
Dunque, innanzi tutto bisogna ricordare che tutti hanno un piede con una morfologia propria, chi ha le dita della stessa lunghezza, chi ha l’alluce più lungo, in altre è il secondo dito ad essere più lungo. Questo indica che le dita dovranno “adattarsi” in modo differente al puntale.

Altra caratteristica da valutare è il sostegno della caviglia e del piede nei fondamentali, e quindi la capacità di correggere in ogni fondamentale l’atteggiamento del piede. questo vuol dire buona tecnica, uso del piede e della caviglia corretto nei fondamentali.

Da ultimo viene la “dote anatomica” del “collo piede”. Esistono piedi che sono più dotati (più cavi, magari più “forti”), altri invece meno. Tutti e due potranno studiare la punta, ognuno con risultati differenti e tuttavia con possibilità di sviluppare lesioni.

Dire che un piede deve essere forte, non vuol solo dire che esso sia adatto alla punta. Il piede deve essere armonico, la muscolatura flessoria ed estensoria deve essere ben bilanciata, le dita devono essere correttamente tese nel salvapunta e nel puntale. La maestra e l’allieva dovrebbero quindi scegliere insieme la scarpetta da punta in base alla caratteristiche anatomiche del piede e alla tecnica che la maestra stessa usa sulle proprie allieve per lo studio della punta.

Il “collo del piede” si forma per il continuo e costante lavoro muscolare e articolare, non perché una scarpetta ha una soletta morbida o una mascherina alta o bassa. Una punta inadatta concentrerà gli stress meccanici in aree ristrette del piede, generando tendinopatie e sovraccarichi articolari. Il dolore farà usare male il piede e genererà errori tecnici, in un circolo vizioso: scorretto uso del piede, consumo anomalo della scarpetta, difficoltà ad usarla, con conseguenti tendinopatie e sovraccarichi. Si genera quindi una continua ricerca che porterà più di frequente non a correggere l’uso della punta, ma a riferirsi a una scarpetta da punta di altra marca.

Si cerca di cambiare sempre il “mezzo”, che come detto non è “strumento tecnico”, vale a dire strumento per sviluppare il piede. Il piede dovrebbe già essere pronto per la punta, sia da un punto di vista di “predisposizione anatomica”, che da un punto di vista tecnico. La scarpetta potrà migliorare l’estetica del piede sviluppando doti anatomiche e tecniche già presenti, ma se un piede non ha “sostegno della caviglia”, difficilmente diventerà un piede ben “sostenuto” o il suo “collo del piede” molto sviluppato.

Un ultimo fattore da considerare è legato all’usura della scarpetta. Essa dovrebbe essere simmetrica, e il puntale dovrebbe essere simmetricamente consumato. La scarpetta dovrebbe presentare usura legata all’uso e non ad errori tecnici, il puntale non dovrebbe essere rotto e permettere di posizionare la scarpetta in equilibrio senza denotare deformità della soletta e del contorno della calzatura.

mercoledì 15 ottobre 2014

Cosa indossiamo per danzare?

Al di là dei gusti personali, che influenzano la scelta di un capo piuttosto che di un altro, vogliamo analizzare gli aspetti tecnici che vanno considerati al momento dell’acquisto del nostro completo da danza. La scelta dell’abbigliamento tecnico, deve essere indirizzata su capi che uniscano la praticità e il comfort all’alta qualità dei materiali di composizione.


E’ d’obbligo dare precedenza, per quanto riguarda l’abbigliamento, al cotone elasticizzato con preferenza per quei tessuti che abbiano una percentuale di fibra naturale intorno al novanta per cento e con pesantezza fra i duecentoventi grammi e i trecento (quello che comunemente viene chiamato cotone americano) per metro quadrato.
Da qualche anno sono apparsi sul mercato tessuti sintetici, che hanno catatteristiche simili al cotone, con il vantaggio di trasferire la sudorazione all’esterno e lasciare così la pelle “asciutta”, garantendo un livello di confort molto elevato. Si tratta di microfibre, o “supplex”, che alla morbidezza uniscono un alto fattore di traspirazione: sono materiali che si comportano, in sostanza, come il cotone.

La modellistica deve conciliare le tendenze della moda con il criterio della praticità, per garantire la massima confortevolezza e libertà nei movimenti e consentire alle insegnanti di controllare la corretta impostazione dell’allievo durante le lezioni.

La lycra viene ancora utilizzata, per la sua brillantezza ed  elasticità, nella realizzazione dei costumi da spettacolo, che vengono, così, valorizzati da un punto di vista coreografico.

Il collant da danza merita un’attenzione particolare; è,infatti, un accessorio molto importante  dal punto di vista sia estetico, sia  pratico.

Nel primo caso conferisce uniformità al colore delle gambe eliminando le imperfezioni; sotto il profilo pratico, elimina gli attriti tra abbigliamento e pelle, e funge da guaina per il piede durante l’utilizzo delle scarpe, siano esse mezze o punte.

Le calze un tempo venivano prodotte in poliammide al cento per cento, il cosiddetto“nylon”; poi vennero utilizzate miscele di poliammide ed elastam, “la lycra”. Oggi la microfibra è divenuto il materiale d’elezione: essa conferisce alla calza una morbidezza eccezionale e, se lavorata con il sistema tridimensionale, un’elasticità in ogni direzione assolutamente straordinaria. Le migliori marche utilizzano filato in microfibra  anche per la realizzazione dell’elastico in vita e per le finiture.

I filati in microfibra non sono tutti uguali e, ovviamente, solo i migliori rendono la calza straordinariamente confortevole. Tra questi spiccano per qualità i monoricoperti opachi da sessanta denari, che avvolgono la fibra elastica con novecento spire diverse, conferendo al pezzo finito leggerezza,  basso spessore, un ottimo fattore coprente e una resistenza eccezionale (possono essere tagliate senza che si provochino smagliature).

Come si può dedurre da questa breve introduzione sugli aspetti tecnici dell’abbigliamento, le scelte non sono solamente una questione estetica. Molti altri fattori sono da prendere in considerazione per avere un adeguato supporto durante l’attività di danza.